Come Eliminare i Topi in Casa? No ratings yet.

come eliminare i topi in casa

Stai avendo problemi con i roditori e ti stai chiedendo come eliminare i topi in casa?

La mossa migliore è decisamente quella di rivolgersi ad una ditta professionale; tuttavia la derattizzazione può essere eseguita anche tramite metodi fai da te, tenendo comunque ben presente che attuare un piano di eliminazione “fatto in casa” non garantisce risultati certi e si potrebbe persino rischiare di peggiorare la situazione e che bensì viene scelto solo nei casi in cui l’infestazione sia di grado molto basso.

Lotta ai Roditori

Un punto fondamentale da non sottovalutare è quello di utilizzare prodotti per la disinfestazione dei topi adatti alla tipo esatto di roditore con il quale ci troviamo a combattere. Questo compito spetta senza ombra di dubbio ad un disinfestatore professionista e certificato.

Rimedi fai da te per topi

Nonostante la derattizzazione professionale sia sempre da privilegiare rispetto ai rimedi fai da te per topi, è possibile tentare di catturarli e/o ucciderli tramite metodi semplici come le trappole. Attenzione però a posizionarle nei punti giusti, lungo i tragitti più frequentati dai roditori. Buona norma è anche sigillare le fessure di casa, in modo da impedirne l’accesso, e riparare eventuali danni alle coperture.

Esistono poi rimedi naturali per topi utili per allontanarli o liberarsene. Dalle foglie di menta piperita, di cui i topi non tollerano l’odore, e che possono essere collocate in prossimità degli ingressi sospetti, alle foglie di alloro da spezzettare soprattutto in cucina nelle varie dispense, fino alle lettiere usate, da collocare nei punti di ingresso e nelle aree potenzialmente più frequentate dai roditori. L’odore di urina dei felini impaurirà i topi che percependone la presenza si terranno alla larga.

Derattizzazioni professionali: quando preferirle al fai da te

tecnico disinfestatore

Le soluzioni fai da te possono portare qualche risultato nei casi meno gravi, quando per esempio si è infiltrato in casa un solo topolino. Se l’infestazione è di altra entità, affidarsi a un disinfestatore professionista è la soluzione migliore. In ogni caso è meglio agire in modo tempestivo perché i topi si riproducono velocemente.

La nostra azienda, specializzata da anni nel settore delle derattizzazioni, mette a disposizione operatori costantemente aggiornati che, dopo un sopralluogo per verificare il tasso di infestazione e le specie presenti in casa, scelgono il trattamento più indicato, selezionando le esche corrette e risolvendo il problema alla radice nel minor tempo possibile.

Offriamo inoltre suggerimenti preziosi per quanto riguarda la prevenzione e il controllo. Senza contare che dal punto di vista economico la derattizzazione professionale è meno costosa di quanto si pensi, considerando che a differenza del fai da te risolve definitivamente il problema.

Per ricevere informazioni sulle derattizzazioni e sui loro costi, contattate la nostra azienda, saremo lieti di rispondere a tutte le vostre domande.

Ratto Grigio

Il Ratto grigio: caratteristiche

rattoragioIl ratto grigio, rattus norvegicus, chiamato comunemente ratto delle fogne, è originario delle steppe asiatiche e oggigiorno, si è diffuso ormai in tutto il mondo. Appartenente alla famiglia dei roditori infestanti, il ratto grigio o pantegana forma i suoi nidi in gallerie fognarie poco profonde o sotto i pavimenti di casa, comunque sapendo che ha la possibilità di una via di fuga.

Abitante della fogna, esso risiede in prossimità di acque stagnanti, infestata da rifiuti organici. Quando si introduce nelle case, colonizza di solito, nelle cantine, nelle legnaie o nelle stalle. Lungo dai 18 ai 24 centimetri, può arrivare anche ai 40 centimetri.

Dotato di una corporatura robusta e di una coda spessa, il Rattus Norvegicus ha un pelo ispido e ruvido, di colore grigio marroncino, più chiaro sulla pancia. La sua mole, unita alla sua indole aggressiva ed ai suoi incisivi aguzzi, spaventa talvolta anche gatti e piccoli cani. Diffidente e schivo, è un grande scavatore e nuotatore.

Gli occhi sono piccoli e sensibili ai cambiamenti della luminosità, le vibrisse sopperiscono alla mancanza della vista, in quanto molto sensibili, l’olfatto, molto sviluppato, gli consente di riconoscere sentieri sicuri che portano al cibo. Le feci del ratto grigio sono più grandi rispetto a quelle del ratto dei tetti, le urine invece servono a marcare il territorio.

Riproduzione del Ratto grigio

La riproduzione può avvenire durante tutto l’anno, arrivando a dare anche sette nidiate l’anno. Le femmine del Ratto Norvegicus sono pronte per l’accoppiamento già all’età di 8-12 settimane e in una gestazione di 20-25 giorni, partoriscono dai 6 ai 9 piccoli topi.

ratto grigio

Consuetudini del Ratto grigio

Solitamente il ratto grigio procaccia il cibo nelle ore notturne: seguendo una gerarchia interna, spetta ai maschi dominanti ed alle femmine gravide l’accesso ai cibi nelle ore più buie, mentre i maschi subordinati corrono più rischi e spetta a loro procacciare il cibo di giorno. I topi grigi comunicano tra loro tramite suoni ed ultrasuoni ed hanno la tendenza ad accumulare il cibo in grande quantità, da qui la scelta di esche rodenticide fisse, visto che quelle mobili sparse per gli spazi abitativi, non assicurano che siano mangiate dal topo.

Alimentazione del ratto grigio

Capace di mangiare anche sapone e cuoio, senza avere effetti collaterali, questa specie animale è capace di nutrirsi di qualsiasi cosa sia commestibile. Dalle radici, alle piante, esso si nutre di molluschi, crostacei, uova di uccelli o rifiuti urbani. Quando si introduce nelle case, attecchisce frutta, salumi, formaggi e farina. Essendo un roditore, rosicchia mobili e parti di legno, libri ed imballaggi. Il ratto grigio è pericoloso per la salute dell’uomo, in quanto frequentando le fogne, è portatore di malattie infettive, soprattutto le sue urine e gli escrementi, a contatto con il cibo, causano malattie virali anche gravi, quali il tifo, la salmonellosi, la toxoplasmosi.

Derattizzazione da Ratto grigio

In caso di presenza di ratti grigi in spazi abitativi, in locali residenziali o commerciali, è opportuno rivolgersi ad aziende specializzate nella derattizzazione, che risolvono tempestivamente il problema, disinfestando la zona colonizzata dai ratti, grazie al lavoro svolto da un personale specializzato, che tempestivamente, entro poco tempo dalla chiamata, interviene prontamente. Oggigiorno le tecniche di derattizzazione per catturare l’ospite indesiderato in casa, sono tecnologicamente avanzate e moderne, sovente sono utilizzate anche soluzioni high-tech, come i derattizzatori ad ultrasuoni. La collocazione di esche non attive è indicata per questa specie, ricorrendo anche allo sbarramento delle vie di fuga, per evitare il passaggio della bestiola.

Esistono vari tipi di derattizzazione: la derattizzazione meccanica avviene grazie al posizionamento di trappole, dopo che la ditta specializzata ha svolto un sopralluogo sul campo e controllato gli escrementi presenti, per poter risalire alla specie di roditore. Scegliere l’esca giusta in base alla specie di ratto è un passo fondamentale per la cattura, svariati i tipi di trappola: a gas, a cattura multipla, strisce collanti e trappole ad elettrocuzione.

La derattizzazione chimica invece ricorre a veleni, sostanze chimiche letali per il topo, da applicare nelle esche. Un esperto del settore sceglierà un prodotto rodenticida adatto alla razza di topo, che agisca in base alle condizioni climatiche, al grado di infestazione ed alle condizioni ambientali, che potrebbero in questi casi, annullare l’effetto dei rodenticidi. Sovente si applicano due tipi di rodenticida contemporaneamente, esistono rodenticidi acuti, subacuti e cronici. Il tipo acuto, a base di fosfuro di zinco, alfacloralosio, un narcotico che svolge una funzione sul sistema nervoso del ratto e l’alfacloridina, portano alla morte della bestiola in meno di 24 ore. La nuova normativa in materia prevede l’uso di una derattizzazione ecologica, con trappole che limitano l’impatto ambientale e la salute degli abitanti della casa.

Ratto Nero

I ratti, come i topi, sono roditori appartenenti alla classe dei mammiferi. Si tratta di parassiti comuni che possono causare ingenti danni economici alle industrie alimentari perché considerati gravi infestanti delle derrate.

ratto nero

I ratti rappresentano potenziali vettori di gravi malattie endemiche come la peste bubbonica, il colera, la salmonellosi, la febbre emorragica e la dissenteria anemica che possono causare epidemie molto pericolose per l’uomo.

In Italia esistono due tipi di ratti:

Il ratto marrone è un parassita molto comune nelle abitazioni. Vive prevalentemente a terra e preferisce scavare, ma può anche arrampicarsi. È onnivoro ma si nutre principalmente di cereali.

Il ratto nero dei tetti è originario della Mesopotamia ed è arrivato nei Paesi del Mediterraneo sulle navi che effettuavano traffici marittimi già in epoca romana. È stato proprio questo roditore la causa delle epidemie di peste in Europa durante il Medioevo.

Habitat del ratto nero

Essendo un abile arrampicatore vive allo stato selvatico sugli alberi e nelle falesie rocciose. Nelle zone a clima freddo cerca riparo all’interno delle abitazioni, nei magazzini o nelle stalle, prediligendo i luoghi dove si stoccano alimenti.

Morfologia del ratto nero

rattoneroCon una corporatura più slanciata rispetto al ratto comune, ha un corpo della lunghezza di 15-24 cm, una coda glabra e scagliosa di 17-28 cm e un cranio stretto, appuntito e allungato. Il pelo è più scuro rispetto al ratto marrone, generalmente di colore nero, ma può essere anche grigio scuro.

Le orecchie sono sottilissime, quasi trasparenti, e glabre, e gli conferiscono una capacità uditiva molto sviluppata, può riconoscere moltissime variazioni di ultrasuoni.

Anche l’olfatto è molto sviluppato, il ratto nero dei tetti marca il territorio con le sue feci, urine e con una sostanza oleosa, la betalanolina, per riconoscere i cammini che percorre abitualmente.

La presenza del ratto nero si può dedurre dalle feci molto caratteristiche che lascia negli ambienti, sono a forma di banana, lunghe 10 mm circa e larghe 2-4mm.

La riproduzione del rattus rattus e le sue abitudini

Il ratto nero si riproduce durante tutto l’anno con picchi tra la stagione estiva e quella autunnale. Dopo una gestazione di circa tre settimana, la femmina produce 7-8 cuccioli e riesce a fare dalle 3 alle 6 cucciolate in un anno.

Ha abitudini prevalentemente notturne, vive in colonie piuttosto numerose e costruisce grandi nidi globulari sugli alberi. Si ciba di frutta, granaglie, semi, insetti ed è in grado si fare lunghi tragitti per procurarsi il cibo.

Come prevenire l’infestazione dei ratti neri

L’infestazione da ratti può essere prevenuta con alcuni semplici comportamenti virtuosi. L’igiene e la pulizia degli ambienti è il primo passo per evitare presenze di animali infestanti. Rimuovere ogni residuo di cibo da tutte le superfici e lasciarle sempre pulite, conservare gli alimenti in contenitori di vetro o plastica ben sigillati, evitando i contenitori che possono essere rosicchiati dai topi, come quelli di carta, chiudere accuratamente il contenitore dei rifiuti sono tutte abitudini che contribuiscono a prevenire eventuali infestazioni.

Inoltre è opportuno sigillare tutte le aperture come porte e finestre e ostruire qualsiasi foro che possa permettere l’intrusione dei roditori, i ratti neri sono estremamente agili e riescono a passare attraverso fori piccolissimi, anche del diametro di pochi centimetri.

La derattizzazione del ratto nero

La derattizzazione è un’operazione delicata e complessa che deve essere eseguita da ditte specializzate perché risulti davvero efficace e risolutiva. In particolare, prima ancora di iniziare con le operazioni di disinfestazione, bisognerà eliminare tutti i fattori ambientali che la favoriscono: la disponibilità di alimenti e acqua e l’eliminazione delle possibilità di ricovero.

Una ditta specializzata eseguirà un attento esame del sito per applicare tutte le azioni preventive alla disinfestazione, rimuoverà tutti i rifiuti e ogni materiale che possa fornire riparo o protezione ai ratti, e solo successivamente inizierà la derattizzazione vera e propria.

Per la derattizzazione si usano vari tipi di esche rodenticide che contengono diversi principi attivi anticoagulanti. Se non collocate correttamente, le esche possono portare risultati mediocri, infatti, la neofobia di questa specie, eventuali errori nella collocazione delle esche, la formulazione di esche poco attrattive possono portare alla mancata assunzione delle stesse da parte dei ratti e all’insuccesso dell’intervento.

Inoltre, vista la tossicità degli anticoagulanti, è fondamentale che vengano prese particolari precauzioni e rispettate scrupolosamente tutte le norme generali di sicurezza per evitare danni alle persone e agli animali non bersaglio come cani o gatti che vivono nella zona da sottoporre a derattizzazione.

Ricci 5/5 (3)

Cenni storici generali sul riccio (Erinaceinae):

I ricci chiamati scientificamente con il nome latino di Erinaceinae sono degli animali davvero poco conosciuti nel nostro territorio nazionale.
ricciMolti non sanno della loro funzione bio regolatrice fondamentale per la repressione naturale di determinati insetti nelle campagne. Pur non essendo una specie animale in via di estinzione il numero dei ricci nelle nostre pianure sta subendo un calo davvero considerevole, a causa del cresce impiego di pesticidi ed agenti chimici. Per fortuna negli ultimi tempi le coltivazioni biologiche hanno sempre più preso piede nella nostra società, per questa ragione sempre più coltivatori si stanno riconvertendo alle antiche tradizioni di coltivazioni riducendo progressivamente l’uso di sostanze chimiche e favorendo la ripopolazione dei territori da parte delle specie animali autoctone.

I ricci furono catalogati sotto il profilo scientifico per la prima volta nel 1817 da parte del biologo e paleontologo animale russo Johann Gotthelf Fischer von Waldheim. Von Waldheim fu un grande studioso della sua epoca che seppe classificare più di 100 specie animali ancora oggi viventi. I ricci furono una delle sue classificazioni più note ed apprezzate dal mondo scientifico di allora. Egli ricostruì esattamente l’evoluzione dell’animale dalle epoche primordiali fino ai suoi tempi. Dal 1800 ad oggi la specie non ha subito particolari variazioni di carattere anatomico e funzionale. I ricci come molti altri animali simili sono essere altamente adattabili all’ambiente circostante, grazie a questa loro propensione sono riusciti a sopravvivere attraverso i secoli. Altro aspetto che gioca a favore della conservazione della specie sta nel fatto che la riproduzione avviene in maniera molto veloce e prolifica.

Caratteristiche esteriori dell’animale:

I ricci come tutti ben sanno sono dotati di un ottimo sistema di difesa dagli attacchi dei predatori formati da una fitta coltre di aculei. Tali aculei non sono altro che una particolare tipologia di pelo molto rigido che l’animale sviluppa nel giro delle prime tre settimane di vita. Si stima che un riccio maschio adulto possegga almeno 5000 aculei. La lunghezza di tali estroflessioni è di circa 3\4 centimetri. Va specificato che la puntura degli aculei non è assolutamente velenosa e non presenta pericolo alcuno per la specie umana. Quindi dopo essere stati punti sarà necessario disinfettare la ferita come un normale taglio. Il riccio per difendersi si appallottola su se stesso, formando una vera e propria biglia inespugnabile per i predatori.

Rapporto con l’uomo:

Vi sono casi nei quali i ricci hanno familiarizzato molto con il genere umano. Se gli esseri umani sono i primi a venire in contatto con un riccio appena nato, questi saranno ritenuti dall’animale i suoi genitori. Questa teoria non ha però ancora trovato una sicura dimostrazione scientifica. In generale il riccio è un animale mansueto che però non si presta particolarmente alla vita di comunità. La legge italiana stabilisce che è assolutamente vietato mantenere in cattività un riccio di origine selvatica per scopi di addomesticamento o di inserimento nel novero di altri animali domestici facenti parte del nucleo familiare. E’ solamente possibile trattenere in cattività questi animali per scopi esclusivamente di carattere curativo e per un lasso di tempo limitato.

Periodi di letargo dei ricci:

Il letargo dei ricci come quello di tutti gli animali selvatici si contraddistingue per essere abbastanza lungo. Dura infatti da ottobre fino a maggio. In tutti questi mesi il riccio trova riparo in piccole tane formate da piccoli arbusti o foglie secche. La sopravvivenza durante questo tempo gli è garantita dalle riserve di grasso che ha accumulati nei mesi precedenti il letargo stesso. Tuttavia se capitano della tiepide giornate durante il periodo primaverile non è raro vedere ricci in cerca di cibo. L’inverno è in assoluto il periodo più duro da superare per i ricci, le basse temperature infatti potrebbero portare ad una diminuzione sostanziale delle funzioni vitali compromettendo il sistema cardio-circolatorio. Molti ricci specialmente quelli più giovani muoiono infatti di assideramento durante la stagione fredda.

Distribuzione geografica della specie e cenni sull’alimentazione:

I ricci hanno una diffusione ad ampio raggio. Sono molto popolari nel continente europeo ed in nord Africa. La loro presenza è nettamente minore nel continente americano, nel quale sono giunti secoli fa grazie agli scambi commerciali via nave con l’Europa. L’alimentazione dei ricci è sostanzialmente basata su una dieta erbivora, tuttavia non disdegnano di cibarsi saltuariamente anche di piccoli insetti. Vanno ghiotti di lumache, questa caratteristica è infatti molto gradita agli agricoltori che accolgono volentieri i ricci nei loro orti in quanto garantiscono che le foglie degli ortaggi non vengano rovinate. Per quanto riguarda i ricci domestici si consiglia di cuocere tutti gli alimenti che vengono dati da mangiare al riccio.

Talpe 4.6/5 (10)

Se non fosse per i gravi danni che arreca ai giardini, ai prati ed anche alle coltivazioni agricole, l’uomo probabilmente non si accorgerebbe nemmeno della sua esistenza: stiamo parlando della talpa, un piccolo mammifero che vive prevalentemente sotto terra e che ha l’abitudine di scavare buche e gallerie nel terreno.
D’altro canto l’uomo, a causa dell’intenso uso di prodotti chimici in agricoltura, è una minaccia per questo mammifero che, alimentandosi principalmente di piccoli invertebrati sotterranei, arriva ad accumulare nel suo organismo alte concentrazioni di sostanze tossiche.

Descrizione della talpa

talpe

La talpa è un mammifero che fa parte della famiglia dei Talpidi, caratterizzato da una vista molto limitata. Si tratta di un mammifero piuttosto piccolo: generalmente infatti le sue dimensioni variano dai 16 ai 19 centimetri, compresa la coda.Il peso della talpa può variare dagli 80 ai 140 grammi, mentre la sua altezza può arrivare al massimo ai 7 centimetri.La talpa ha una pelliccia molto morbida e fine di un colore che può andare dal marrone al nero, con vari riflessi: a causa della vita prettamente sotterranea, gli occhi e le orecchie di questo mammifero sono ben protetti e ricoperti dalla pelliccia. Il naso invece, essendo l’organo usato per la ricognizione, è privo di pelliccia, di color carne e di forma molto appuntita, quasi aerodinamica. La talpa ha le zampe anteriori molto sviluppate: queste sono tozze, larghe e munite di unghie piuttosto corte molto robuste, adatte allo scavo.

Distribuzione della talpa

Di tutte le specie di mammiferi appartenenti alla famiglia dei Talpidi, la talpa è quello che ha avuto la diffusione maggiore: troviamo infatti la talpa in buona parte del continente europeo, dalle isole britanniche fino alla penisola balcanica. La talpa è inoltre molto diffusa in Asia, dal Caucaso fino alla Mongolia. Nel nostro paese questo mammifero è presente dalle Alpi fino all’Italia Centrale, nelle Marche, in Toscana ed in Umbria.

Specie di talpa presenti in Italia

In Italia sono presenti tre specie differenti di talpa, ovvero la Talpa caeca, la Talpa europaea e la Talpa romana. Non è facile distinguere le tre specie: possiamo dire generalmente che la Talpa caeca è la più piccola delle tre specie, che nellaTalpa europea gli occhi sono visibili e non ricoperti da peli e che la Talpa romana è quella dalle dimensioni maggiori.

Biologia della talpa

La talpa è un mammifero molto solitario che trascorre gran parte della sua vita sotto terra. E’ molto raro che una talpa lasci il sottosuolo: ciò può avvenire solo in casi straordinari, come le inondazioni, o durante la fase giovanile. La talpa è un animale fortemente territoriale e, oltre a perlustrare in continuazione i confini del suo habitat, marca il territorio con secrezioni particolarmente odorose, prodotte dalle ghiandole che si trovano intorno alla regione dell’ano. La talpa passa la maggior parte del suo tempo scavando gallerie sotterranee più o meno profonde: la maggioranza delle gallerie si trova a 15-25 centimetri dalla superficie, ma alcune sono meno profonde, che la talpa usa come terreno di caccia. Il territorio di una talpa può arrivare a coprire una superficie di 900 metri quadri. Gli occhi non servono molto alla talpa, che invece hal’olfatto, l’udito ed il tatto molto sviluppati: la coda, il muso e le zampe anteriori sono dotati di particolari vibrisse, molto simili a quelle del gatto, che permettono alla talpa di individuare gli ostacoli. La talpa è un mammifero che non cade in letargo d’inverno: solitamente non dorme più di 2 o 3 ore per volta e durante la giornata dorme più volte. L’alimentazione della talpa è basata principalmente sui lombrichi, ma è costituita anche da lumache, da insetti e da larve. La talpa è un mammifero che si riproduce solamente una volta all’anno: la gestazione dura mediamente un mese e si conclude con la nascita di 5 o 6 piccoli che vengono allattati ed accuditi dalla madre per un periodo di circa 6 settimane. Generalmente la talpa ha un’aspettativa di vita di circa 6 anni.

Come proteggere il giardino dalla talpa?

Ci sono molti metodi incruenti per allontanare le talpe dal proprio giardino: uno di questi consiste nel piantare in giardino dei bastoni, sui quali si fissa poi una bottiglia di plastica vuota rovesciata. L’azione del vento produce un rumore molto fastidioso al sensibile udito della talpa, che in questo modo si allontana dal suo territorio. Un altro metodo casalingo consiste nell’inserire in una delle buche scavate dalla talpa, del cotone idrofilo imbevuto con una soluzione di menta piperita ed olio essenziale di aglio: questo odore risulta molto sgradevole all’olfatto della talpa che, come nel caso precedente, ritiene il territorio non più abitabile e quindi si allontana. Se questi due rimedi non sono efficaci, rimane l’alternativa di mettere delle gabbiette trappole nelle gallerie più in superficie: quando la talpa entra in una delle gabbiette, la trappola scatta, dopo di che è possibile liberare l’animale in un terreno dove non ci siano coltivazioni o comunque dove possa liberamente tornare a scavare senza far danni.

Istrici

Notizie generali sugli istrici e cenni storici

istriceL’istrice (Hystrix cristata Linnaeus) è un mammifero roditore della famiglia degli Istricidi. Indebitamente viene chiamato porcospino nel gergo comune, a causa di ciò spesso viene confuso con il riccio.
L’istrice è un animale selvatico che ebbe la sua diffusione milioni di anni fà. I primi esemplari della specie vennero rinvenuti già nel corso dell’800′ e si presume possano risalire al periodo dell’homo sapien sapiens. Tiuttavia questa simpatica specie ha trovato nel corso dei millenni sempre un ambiente molto accogliente per il suo sviluppo.
Per questa ragione è sempre riuscito a svilupparsi adattandosi molto bene ai cambiamenti ambientali che si sono succeduti. Senza dubbio l’hystrix cristata Linnaeus è uno degli animali selvatici più resistenti della storia. Le sue dimensioni sono tutt’altro che imponenti.
Misura infatti tra i 60 e i 70 centimetri di lunghezza per 20-30 centimetri di larghezza. Come tutti i mammiferi lo sviluppo dei piccoli avviene in una sacca placentare interna al corpo della madre. L’istrice fino ai giorni nostri si è insediato in modo particolare in Italia. Su tutta la penisola sono presenti colonie di questo animale. In particolare le regioni del sud ed alcune regioni del nord come Emilia Romagna e Lombardia vedono una forte presenza sui loro territori della bestiola.

L’istrice e il suo rapporto con il mondo dell’agricoltura e delle colture:

L’istrice purtroppo per gli agricoltori è un animale che si può definire buon gustaio. Si nutre principalmente di vegetali, va particolarmente ghiotto per le patate, grazia ai robusti artigli delle zampe anteriori riesce agevolmente ad arrivare al bulbo. Oltre che i tuberi l’Hystrix cristata Linnaeus si nutre anche degli acini d’uva. Preferisce in particolar modo le uve leggermente fermentate, particolarmente dolci.
Istrici
Spesso si nutre degli acini caduti, ma se molto affamato riesce ad arrampicarsi sui filari e a mangiare gli acini direttamente da grappolo. Non esistono insetticida particolari che possano allontanare questa specie. Il modo migliore è quello di lasciare a terra qualche acino in modo tale che l’istrice possa nutrirsi agevolmente.
L’Hystrix cristata Linnaeus è anche ghiotto di insetti, gli agricoltori di un tempo tenevano molto in considerazione questa specie selvatica poiché era in grado di cibarsi di alcuni insetti infestanti per le coltivazioni.

Abitudini di vita dell’istrice:

L’istrice è un animale molto solitario. Difficilmente lo si riesce ad osservare durante il giorno, predilige le ore notturne per andare a caccia di cibo o per uscire allo scoperto. Per via della sua struttura locomotoria, l’istrice non è in grado di muoversi con grande velocità. Per difendersi dai molteplici predatori (come le volpi) la bestiola è munita di un fitto manto fatto sia di pelo che di aculei.
Quando l’istrice si sente sotto attacco grazie alla muscolatura presente sulla schiena alza tutti gli aculei per difendersi. Bisogna dire però che per il genere umano essere punti da un Hystrix cristata Linnaeus non costituisce un rischio in quanto la parte dell’aculeo conficcata nella cute viene rimossa con estrema facilità, scongiurando possibili infezioni.

L’istrice e la stagione riproduttiva:

L’istrice si riproduce principalmente durante i mesi estivi. In cattività l’animale può cominciare la gestazione anche durante l’inverno. Il periodo di gestazione dura al massimo 4 mesi. La figura del maschio in questa specie è del tutto marginale. La femmina accetta all’interno della tana (che viene ricoperta di erba per accogliere la ventura prole) solo il “padre” del futuro cucciolo. Gli altri esemplari maschi sono rigorosamente tenuti alla larga.
Il piccolo di istrice appena nato è già in grado divedere con la stessa qualità e precisione dei genitori. Il manto dei neonati è molto morbido e già ricoperto di pelo, gli aculei non sono ancora formati. Il completo sviluppo dell’istrice avviene nel corso del primo mese di vita. La maturità sessuale si verifica intorno al secondo anno dalla nascita. L’Hystrix cristata Linnaeus è un mammifero selvatico molto longevo. Può vivere fino a 21 anni nel proprio habitat naturale mentre in cattività raggiunge punte di 28 anni di vita.

Arvicole

Le arvicole: un flagello per giardini, orti e frutteti

Le arvicole campestri appartengono alla famiglia dei mammiferi roditori e sono molto simili ai topi. L’arvicola viene anche chiamata topo campagnolo. Ci sono otto specie di arvicole, suddivise in quattro generi diversi, che però non è facile distinguere tra di loro. Essa predilige il clima fresco ed umido ed essendo molto golosa, predilige i terreni intorno ai giardini ed ai frutteti.

arvicole

Sono proprio le arvicole che distruggono intere coltivazioni di mele, di foraggio o le colture di cereali. Le arvicole campestri sono innocue per l’uomo, ma disastrose per le coltivazioni. Molto spesso vengono confuse con le talpe, a cui somigliano, ma mentre le arvicole sono dei veri e propri flagelli per il giardino, perché si cibano di radici e cortecce, le talpe sono utili all’uomo perché si cibano di larve e vermi.

Questi topi di campagna hanno il corpo lungo dagli 8 ai 12 cm, molto tozzo, con le orecchie piccole e poco pelose che sporgono dal mantello ed una coda che può raggiungere i 10 cm. L’occhio è relativamente grande, il dorso è di colore bruno con striature gialle, il ventre è di colore più chiaro.

L’invisibilità di questo animale è la sua forza, infatti anche trovare la sua tana è un’operazione difficile, in quanto, esso quando esce tappa il buco d’ingresso per non farsi individuare. Le arvicole sono leggerissime e velocissime, per questo risulta molto difficile catturarle, inoltre le esche per essere efficaci devono essere posizionate nelle gallerie.

Nel periodo di maggiore infestazione, al massimo nei mesi di settembre ed ottobre, già con un infestazione di 150 arvicole si hanno molti danni, ma nei casi di alta intensità si arriva a 1200 arvicole per ettaro con una infestazione difficile da gestire e con danni ingenti.

Le arvicole: come limitare i danni

Le arvicole sono molto golose, si cibano di vegetali, come l’asparago o i carciofi, amano mangiare le parti carnose delle piante, i bulbi dei tulipani, di giacinto, di peonie ma anche tutti i tipi di tuberi, radici e cortecce, scavano intere reti di gallerie sotterranee, collegate tra di loro, dove si muovono senza problemi, rosicchiano la corteccia alla base degli alberi portandoli alla morte.

Da queste gallerie escono poi di notte e riescono anche ad arrampicarsi sugli alberi da frutto e quindi avere questi animaletti nel proprio giardino o nel proprio orto, vuol dire combattere continuamente con loro, perché è difficile catturarle, soprattutto per chi possiede degli alberi da frutto, in quanto esse sono la causa del deperimento e della morte di queste piante. Le arvicole si distinguono dai comuni topi anche perché non sono onnivore, ma mangiano solo le radici.

L’Arvicola del Savi è quella presente su quasi tutto il territorio italiano ed è quella che produce più danni, perché è capace di colonizzare gli ambienti più disparati. Le arvicole, inoltre, si riproducono facilmente 3-4 volte l’anno, con ritmo eccezionale, una femmina in un anno può partorire fino a venti cuccioli e quindi quando infestano un luogo è molto complicato derattizzare, anche perché queste, a differenza dei topi, non sono animali onnivori e bisogna mettere delle esche vegetali all’imbocco delle gallerie. Le arvicole non sono una specie protetta e quindi possono essere uccise con un topicida.

Per risolvere il problema occorre rivolgersi ad un’azienda specializzata

Soprattutto in autunno e in inverno questi animaletti riescono ad entrare anche nelle abitazioni e nei capannoni, per chi possiede aziende agricole o ortofrutticole, esse possono portare seri problemi, devastando interi i raccolti, ma anche le scorte conservate nei depositi. La disinfestazione deve essere svolta in modo professionale, da tecnici specializzati, in quanto bisogna trovare le tane sotterranee, seguendo i buchi che si trovano sul terreno.

Molto spesso, la derattizzazione tramite ultrasuoni non è efficace e non risolve il problema, anche il distruggere le loro tane non li smonta e soprattutto sono anche ben nascoste e difficili da trovare. Per quanto riguarda il veleno, bisogna fare molta attenzione a quello che si usa perché non tutti i veleni sono efficaci per questo tipo di animale e si rischia che questo contamini il terreno o uccida altri animali. Invece, un’azienda specializzata con personale esperto provvederà a sistemare le esche avvelenate con l’immissione di cianuro di sodio, un efficace topicida o con il formulato di frumento nelle entrate delle gallerie.

Questo prodotto è sicuro ed affidabile, a bassa tossicità e di basso impatto ambientale. Le esche devono essere posizionate per bene all’interno delle gallerie e mescolate con i semi di frumento o di altri cereali per renderle appetitose per le arvicole. Dopo il primo intervento di derattizzazione, la situazione deve essere monitorata spesso, anche negli anni successivi proprio per scongiurare il pericolo che il problema si ripresenti. Inoltre, i successivi interventi potranno essere più rapidi e mirati tenendo sotto controllo le buche ed intervenendo immediatamente quando se ne vedono di nuove.

Moscardini

Il moscardino è un piccolo roditore che fa parte della famiglia dei Gliridi: il suo nome deriva dal forte odore di muschio che emana la sua pelliccia. Come tutti i Gliridi vive principalmente sugli alberi ed è qui che causa la maggior parte dei danni: gli alberi sui quali dimorano questi piccoli e simpatici roditori infatti vengono scortecciati, soprattutto d’inverno, diventando facilmente preda di parassiti e molto più suscettibili al freddo.

Inoltre la loro presenza minaccia seriamente le coltivazioni di nocciole e di frutta, alimenti di cui è ghiotto: occasionalmente i moscardini possono causare danni anche alle abitazioni, insediandosi nei sotto-tetti.

Caratteristiche del moscardino

moscardinoA causa delle sue ridotte dimensioni, arriva infatti a misurare appena 16 centimetri di lunghezza ed a pesare al massimo 15 grammi, il moscardino è chiamato anche nocciolino: questo piccolo roditore è caratterizzato da una folta pelliccia di colore rosso che diventa sempre più chiara nella parte inferiore, fino a diventare color crema sulla pancia.

Il moscardino ha le orecchie piccole e rotonde, gli occhi molto grandi e sul muso ha lunghi ciuffi bianchi di pelo e lunghe vibrisse.

Il moscardino è un animale notturno, quindi i grandi occhi gli consentono di avere un’ottima vista anche con il buio e le vibrisse lo aiutano nella percezione degli ostacoli. Di notte questo piccolo roditore si arrampica sui rami per cercare il cibo, mentre di giorno resta nel suo nido: con rami e foglie secche il moscardino costruisce la sua tana sugli alberi.

Il moscardino ha una dentatura molto sviluppata, anche se a differenza di altri roditori questa è meno evidente ed ha una ricrescita limitata. Il corpo del moscardino si presenta compatto e tozzo, le zampe sono dotate di dita prensili, per consentirgli una solida presa durante l’arrampicatura e la coda è molto lunga e ricoperta di peli.

Oltre ad essere un animale notturno, il moscardino è un roditore che predilige vivere in gruppi piuttosto numerosi: non di rado i nidi vengono condivisi da diversi esemplari. Per tutto l’inverno il moscardino va in letargo: ad inizio ottobre il roditore scava una tana piuttosto profonda nel terreno e fino a marzo vi si rifugia, riducendo il metabolismo e consumando tutte le energie accumulate mangiando tantissimo nei mesi precedenti.

Prima del periodo del letargo il moscardino arriva a pesare quasi il triplo del suo peso normale: può infatti arrivare a pesare fino a 40 grammi. L’aspettativa di vita del moscardino in natura è di 5 o 6 anni.

Distribuzione ambientale del moscardino

Il moscardino è originario dell’Asia Minore, ma si trova anche in vari paesi europei: il suo habitat va dalla Gran Bretagna fino alla Svezia settentrionale, dalla Francia fino agli Urali, dalla Grecia alla Turchia settentrionale. In Italia il moscardino si trova praticamente in tutte le regioni tranne la Sardegna e la Sicilia, ma ha una naturale predilezione per le regioni comprese nella Pianura Padana.

Questo piccolo roditore può sopravvivere anche ad alte altitudini, generalmente fino ai 1500 metri di altezza, ma preferisce vivere nelle pianure caratterizzate dalla vicinanza dei boschi: l’habitat naturale prediletto del moscardino sono i boschi di alberi molto fitti, pieni di cespugli, rovi e piante rampicanti. Il moscardino difficilmente scende a terra, dove può diventare il cibo di qualche predatore, quindi ha bisogno di arbusti, siepi e cespugli che usa come collegamento nello spostamento tra un albero e l’altro.

Alimentazione e riproduzione del moscardino

La dieta del moscardino è basata generalmente di bacche, ghiande e frutta come le nocciole: queste ultime vengono mangiate addirittura con l’intero guscio, grazie ai potenti incisivi. Soprattutto prima del periodo del letargo, ghiande e nocciole sono il cibo esclusivo del moscardino, perchè ricchissime di sostanze nutritive.

All’occorrenza il moscardino si ciba anche di fiori, di nettare, di qualche piccolo insetto e di larve: essendo privo dell’intestino cieco, il moscardino non riesce ad assimilare la cellulosa che si trova nelle foglie e nell’erba.

L’arrivo della primavera ed il successivo risveglio coincide con la stagione degli amori: la gestazione nella femmina di moscardino dura circa 25 giorni ed il parto avviene tra aprile e settembre.

La femmina di moscardino può partorire dai 3 ai 6 piccoli, che alla nascita sono completamente senza pelo, ciechi e sordi. La cura dei piccoli è affidata esclusivamente alla femmina, che provvede ad allattare fino al raggiungimento dei due mesi. In media una femmina partorisce 3 volte all’anno.

Contenimento dei danni provocati dal moscardino

Come tutti i roditori che fanno parte della famiglia dei Gliridi, anche il moscardino è un animale protetto, anche se ogni anno gli agricoltori organizzano delle vere spedizioni punitive e ne sterminano in gran numero.

Il moscardino è anche a rischio estinzione a causa della distruzione dei boschi e delle foreste ed alla sempre maggiore difficoltà a trovare cibo, a causa dell’introduzione di nuove tecniche di agricoltura intensiva. Per contenere i danni che provoca alle coltivazioni ed alle strutture in legno, si può ricorrere a misure di carattere selvi-colturale, all’introduzione di predatori naturali, quali allocchi, civette e martore o al collocamento di trappole speciali, innocue per l’animale.

Ghiri 4.45/5 (11)

Il Glis Glis o comunemente detto Ghiro, appartenente alla famiglia dei Gliridi, è un roditore abbastanza grande, che non supera i trenta centimetri, coda compresa. Essendo un animale notturno, durante il giorno riposa, per poi uscire la sera al tramonto ed andare a caccia tutta la notte. Il famoso detto: “dormire come un ghiro” si riferisce proprio alla capacità che ha questo animaletto di dormire tutta la giornata, nella tana preparata nella cavità degli alberi, resa morbida e confortevole con foglie, muschio e fronde.

ghiri

Il ghiro va in letargo per circa sei mesi, nel periodo invernale, in questo spazio di tempo, va in cerca di un riparo, oltre agli alberi va scegliendo cavità sotterranee, buchi o fienili abbandonati. Dotato comunque di dimensioni ridotte, il ghiro è in grado di intrufolarsi in fessure anche piccole, infestando le abitazioni con escrementi, semi e ghiande. Analizzare le peculiarità e le abitudini di questa specie, porterà a scegliere la disinfestazione giusta e mirata per questo animale.

Caratteristiche del Ghiro

Molto somigliante allo scoiattolo, ma con una coda meno folta, che rimane lunga e distesa, il ghiro è un animaletto dotato di una folta pelliccia grigio-marroncina, bianca sulla pancia. Le vibrisse presenti sul muso potenziano le funzioni tattili. Dotato di 20 denti, sono gli incisivi quelli utilizzati per rosicchiare il legno, essendo molto lunghi ed aguzzi. Il ghiro è abbastanza longevo, il suo ciclo di vita può raggiungere anche i sei anni.

Originario dell’Europa e dell’Asia, l’habitat naturale di questo roditore è negli ambienti boschivi, ad una altezza superiore ai 600 metri di quota. Presente in giardini, parchi o comunque in luoghi dove può scavare cavità per allestire la propria tana, per fronteggiare al periodo di letargo, fa una scorta di grassi nel periodo precedente, mangiando di più e riempie la sua tana con una scorta di cibo.

Nel periodo di letargo si raggomitola su se stesso e si adatta alla temperatura del’ambiente, rallentando il metabolismo e dormendo ininterrottamente, il riposo raramente è alternato a brevi risvegli ed in questo caso, serve a mangiare il cibo che tiene accanto.

Alimentazione del Ghiro

Il ghiro si nutre di castagne, nocciole, bacche e ghiande, ma anche di frutti di bosco e funghi. L’integrazione della dieta, soprattutto dopo il risveglio dal letargo, quando il ghiro risulta debilitato e bisognoso di rifocillarsi, avviene grazie alle bacche e alle noci che la bestiola ha conservato accanto a sé, più le proteine animali che il ghiro assume con le uova o mangiando i nidiacei, gli insetti ed gli invertebrati.

Predatori abbastanza temibile, i ghiri scovano le nidiate e sono ghiotti di uova, sono capaci addirittura di attaccare i volatili, che accorrono in aiuto della loro prole.

Riproduzione del Ghiro

Non vi sono molte differenze tra i due sessi di questa specie di roditore, la stagione degli amori avviene in primavera, dopo il letargo invernale. Le femmine partoriscono dai due agli otto cuccioli, in un’unica gravidanza, dopo una gestazione di circa un mese. Alla nascita, i piccoli sono ciechi, spetterà alla madre allattarli e proteggerli dai pericoli circostanti la tana.

Curiosità sul ghiro

Il ghiro nel 2006 è stato inserito nella lista degli animali protetti, in quanto a rischio di estinzione in Italia. Sin dal periodo dell’Antica Roma, gli uomini cacciavano il ghiro, in quanto la sua carne tenera è molto gustosa, tuttora il ghiro deve temere anche la caccia da parte dell’uomo, oltre che l’intrusione della tana da parte di altri animali.

Una difesa che ha il ghiro risiede nella coda, che se afferrata, ha la facoltà di staccarne una parte, meccanismo per fuggire via illeso.

Intrusione del ghiro in casa

Il ghiro è molto agile nell’intrufolarsi negli ambienti abitativi, soprattutto nelle seconde case e negli edifici disabitati. L’intrusione avviene attraverso i rami delgi alberi, i cavi elettrici o del telefono.

Trovando rifugio nei sottotetti delle case, essi creano molti danni, in quanto si intrufolano nelle intercapedini, sconquassando le tegole e rosicchiando le travi di legno.

Il ghiro rilascia poi anti-igienici escrementi di forma allungata nell’ambiente, sparge le sue provviste e quando va in letargo, dorme rumorosamente, producendo un sonoro fischietto.

Disinfestazione da Ghiri a Milano

Ditte specializzate nella disinfestazione da roditori, lavorano a Milano con scrupolosità ed efficienza, analizzando l’intrusione ed utilizzando tecniche di allontanamento mirate e veloci.

Oltre al Pet Proofing, che è la tecnica maggiormente utilizzata per la disinfestazione da ghiri, le imprese di disinfestazione provvedono ad isolare le abitazioni, potando le eventuali piante circostanti, con un vuoto di circa un metro dai rami all’abitazione, per impedire il passaggio dell’intruso.

Accorgimenti scrupolosi si effettuano anche ai cavi elettrici, disponendo degli imbuti o lamiere di 50 centimetri di diametro e disponendo reti metalliche che vanno ad otturare le prese d’aria del tetto, per sbarrare la strada ai ghiri.