Arvicole

Le arvicole: un flagello per giardini, orti e frutteti

Le arvicole campestri appartengono alla famiglia dei mammiferi roditori e sono molto simili ai topi. L’arvicola viene anche chiamata topo campagnolo. Ci sono otto specie di arvicole, suddivise in quattro generi diversi, che però non è facile distinguere tra di loro. Essa predilige il clima fresco ed umido ed essendo molto golosa, predilige i terreni intorno ai giardini ed ai frutteti.

arvicole

Sono proprio le arvicole che distruggono intere coltivazioni di mele, di foraggio o le colture di cereali. Le arvicole campestri sono innocue per l’uomo, ma disastrose per le coltivazioni. Molto spesso vengono confuse con le talpe, a cui somigliano, ma mentre le arvicole sono dei veri e propri flagelli per il giardino, perché si cibano di radici e cortecce, le talpe sono utili all’uomo perché si cibano di larve e vermi.

Questi topi di campagna hanno il corpo lungo dagli 8 ai 12 cm, molto tozzo, con le orecchie piccole e poco pelose che sporgono dal mantello ed una coda che può raggiungere i 10 cm. L’occhio è relativamente grande, il dorso è di colore bruno con striature gialle, il ventre è di colore più chiaro.

L’invisibilità di questo animale è la sua forza, infatti anche trovare la sua tana è un’operazione difficile, in quanto, esso quando esce tappa il buco d’ingresso per non farsi individuare. Le arvicole sono leggerissime e velocissime, per questo risulta molto difficile catturarle, inoltre le esche per essere efficaci devono essere posizionate nelle gallerie.

Nel periodo di maggiore infestazione, al massimo nei mesi di settembre ed ottobre, già con un infestazione di 150 arvicole si hanno molti danni, ma nei casi di alta intensità si arriva a 1200 arvicole per ettaro con una infestazione difficile da gestire e con danni ingenti.

Le arvicole: come limitare i danni

Le arvicole sono molto golose, si cibano di vegetali, come l’asparago o i carciofi, amano mangiare le parti carnose delle piante, i bulbi dei tulipani, di giacinto, di peonie ma anche tutti i tipi di tuberi, radici e cortecce, scavano intere reti di gallerie sotterranee, collegate tra di loro, dove si muovono senza problemi, rosicchiano la corteccia alla base degli alberi portandoli alla morte.

Da queste gallerie escono poi di notte e riescono anche ad arrampicarsi sugli alberi da frutto e quindi avere questi animaletti nel proprio giardino o nel proprio orto, vuol dire combattere continuamente con loro, perché è difficile catturarle, soprattutto per chi possiede degli alberi da frutto, in quanto esse sono la causa del deperimento e della morte di queste piante. Le arvicole si distinguono dai comuni topi anche perché non sono onnivore, ma mangiano solo le radici.

L’Arvicola del Savi è quella presente su quasi tutto il territorio italiano ed è quella che produce più danni, perché è capace di colonizzare gli ambienti più disparati. Le arvicole, inoltre, si riproducono facilmente 3-4 volte l’anno, con ritmo eccezionale, una femmina in un anno può partorire fino a venti cuccioli e quindi quando infestano un luogo è molto complicato derattizzare, anche perché queste, a differenza dei topi, non sono animali onnivori e bisogna mettere delle esche vegetali all’imbocco delle gallerie. Le arvicole non sono una specie protetta e quindi possono essere uccise con un topicida.

Per risolvere il problema occorre rivolgersi ad un’azienda specializzata

Soprattutto in autunno e in inverno questi animaletti riescono ad entrare anche nelle abitazioni e nei capannoni, per chi possiede aziende agricole o ortofrutticole, esse possono portare seri problemi, devastando interi i raccolti, ma anche le scorte conservate nei depositi. La disinfestazione deve essere svolta in modo professionale, da tecnici specializzati, in quanto bisogna trovare le tane sotterranee, seguendo i buchi che si trovano sul terreno.

Molto spesso, la derattizzazione tramite ultrasuoni non è efficace e non risolve il problema, anche il distruggere le loro tane non li smonta e soprattutto sono anche ben nascoste e difficili da trovare. Per quanto riguarda il veleno, bisogna fare molta attenzione a quello che si usa perché non tutti i veleni sono efficaci per questo tipo di animale e si rischia che questo contamini il terreno o uccida altri animali. Invece, un’azienda specializzata con personale esperto provvederà a sistemare le esche avvelenate con l’immissione di cianuro di sodio, un efficace topicida o con il formulato di frumento nelle entrate delle gallerie.

Questo prodotto è sicuro ed affidabile, a bassa tossicità e di basso impatto ambientale. Le esche devono essere posizionate per bene all’interno delle gallerie e mescolate con i semi di frumento o di altri cereali per renderle appetitose per le arvicole. Dopo il primo intervento di derattizzazione, la situazione deve essere monitorata spesso, anche negli anni successivi proprio per scongiurare il pericolo che il problema si ripresenti. Inoltre, i successivi interventi potranno essere più rapidi e mirati tenendo sotto controllo le buche ed intervenendo immediatamente quando se ne vedono di nuove.